TORNANO DAL PASSATO E SCOPRONO DI VALERE MIGLIAIA DI EURO

Erano gli anni della green economy, del sogno – poi infranto – della globalizzazione, della quasi raggiunta pace globale dopo la fine della Guerra Fredda. Presidente degli Stati uniti era il democratico Bill Clinton, ancora lontano dalle (dis)avventure galanti che quasi gli costarono la presidenza. Un imprenditore si catapultava improvvisamente a guidare l’Italia dopo la frantumazione della Prima Repubblica caduta sotto l’ascia giudiziaria. Il Milan e la Nazionale italiana incantavano il mondo calcistico e mentre sorgeva all’orizzonte l’astro Michael Schumacher, ci lasciava Ayrton Senna. Su tutto questo, primeggiava il sogno degli italiani: il telefono cellulare. Chi non ricorda gli ingombranti apparecchi che appesantivano le nostre tasche, pronti a rafforzare il nostro egocentrismo nel momento in cui, con un suono metallico, tornavano in bella vista.

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Mastodontici, costosi, con batterie di una durata impercettibile, realizzavano l’identità del possessore, intento a nascondere quel prefisso “0330” del canone family, meno caro, che lo discriminava dal “0339” in mano a imprenditori. Il tempo li ha ridotti, li ha trasformati in usurpatori delle nostre vite, senza i quali tutto è perduto. Oggi quella preistoria telefonica è tornata a farci sognare. Quei mastodontici modelli sono divenuti la moda di collezionisti, pronti a spendere a spendere cifre enormi. Dal Motorola DynaTac 8000x valutato mille euro al mitico Ericsson T10 che tocca i duemila euro.

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