MESSI, CONIGLIO BAGNATO

In principio fu Roberto Baggio e a codificarlo con questi termini fu niente meno che l’Avvocato per antonomasia, Gianni Agnelli. Al termine di una prestazione incolore, di quelle che in gergo vengono etichettate come “senza palle”, il Signor Fiat non ebbe pietà e, parlando del campione della sua Juventus, lo definì “coniglio bagnato”, volendo porre l’accento su novanta minuti senza coraggio, senza idee, senza stimoli, senza…palle, appunto.

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Ieri, nella sfida di Anfield Road tra rossi di Liverpool e blaugrana di Barcellona, il coniglio, bagnato o meno, è stato Sua Maestà Leo Messi, solo una settimana prima incensato dal mondo intero come miglior calciatore del mondo, forse di sempre, forse per l’eternità. Sette giorni e scopri il lato oscuro (ma poi neppure tanto) del presunto Dio del Calcio, che quando esce dal suo guscio dorato di Barcellona, spesso e volentieri si scioglie come neve al sole. Con la maglia albiceleste dell’Argentina sono solo delusioni, quando si tratta di alzare la voce sui palcoscenici importanti d’Europa (Roma dodici mesi fa, Liverpool ieri, tanto per citarne alcuni), meno che meno.

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E allora, visto che si trova a suo agio solo nel…guscio, probabilmente il buon Avvocato (che da Sivori in poi ha sempre comunque amato i geni del pallone) lo ribattezzerebbe “Pulcino bagnato”. E allora, visto che solo sette giorni fa alla gogna era finito il rivale di sempre, Cristiano Ronaldo, verrebbe da dire che se Leo avesse un quarto del carattere, del carisma, della forza trascinante di Cristiano, forse veramente sarebbe il Dio del Calcio… 

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