DAVANTI ALL’ATTUALE “MONNEZZA”, ARRIDATECE IL TRASH REAGANIANO

Una volta c’era il trash. Parliamo degli anni ’80, quelli della “Milano da bere” acclamata in un noto spot televisivo, dell’esibizionismo televisivo dal sapore erotico strumentalizzato da “Drive In” e “Colpo Grosso” e dagli improbabili quiz telefonici di “Pronto, Raffaella?”. Manifesto di una cafonaggine d’epoca, rivalutata, oggi, da quell’universo intellettuale non nuovo a rivisitazioni di vicende e personaggi bistrattati nel momento di massimo splendore popolare. Nel nome della globalizzazione, dell’evoluzione tecnologica e della democrazia diretta, l’Italia si sta affidando ad una parodia del suo essere, confinata tra mura di casa sublimate a teatro di posa nella presunzione di poter rappresentare, in esso, il destino della comunità. Con l’estrema conseguenza, già in atto, di elevare l’inutilità, l’incapacità e l’incompetenza a modello sociale.

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E se gli anni sessanta hanno rappresentato, specialmente per chi li ha vissuti, una esperienza irripetibile di sano progresso evolutivo, l’attuale realtà ci fa apparire, oggi, l’edonismo reaganiano degli anni ottanta come un serbatoio di idee ed azioni da rimpiangere.   

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