FACCIAMO UN PARAGONE TRA CASTA E VOLTAGABBANA

Nel parossistico circo governativo del post-elezioni europee, alimentato dalle forze centrifughe che stanno dissolvendo il Movimento Cinquestelle ed il suo leader, stanno riaffiorando quegli impulsi gattopardeschi mai sopiti guidati da personaggi il cui voltagabbanismo era stato celato (male) dalla maschera dell’onestà e della trasparenza. Sono nomi noti: Maurizio Lupi ciellino berlusconiano divenuto alfaniano pe poi ritornare sotto l’ala protettrice del Cavaliere ed ora pronto a trasferirsi alla corte del fantomatico partito di Giovanni Toti. Daniela Santanchè, pitonessa forzista in odore di leadership al fianco di Storace nella defunta “la Destra”, con ritorno di fiamma per il Silvio nazionale ed infine trombata alle europee sotto le insegne di Fratelli d’Italia. E poi lui: l’involucro giornalistico nato Bossiano con tanto di direzione de “La Padania” e un ruolo dirigenziale Rai in quota Lega, impanato come una cotoletta nella cosiddetta “casta” e poi illuminato sulla via di Pomigliano d’Arco dal desiderio di una qualche sirena ministeriale, non prima di aver scimmiottato (male) l’anticonformismo santoriano.

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Per il varesino che intingeva la lingua nell’elogio del berlusconismo internazionale, la scalata al potere dei Cinquestelle non poteva essere viatico migliore per soddisfare la propria indole di voltagabbana. Ora, assopite le velleità ministeriali e giunto sul ciglio del baratro dimaiano, decide di ballare un tango con casqué con la sua ex-musa, lasciandola precipitare goffamente al suolo. E come John Travolta, in Grease, si getta immediatamente su di un altro partner più avvenente per cercare di vincere la gara di ballo. Non sappiamo se per lui è in palio un premio. Di sicuro, tra lui e gli altri attori nel panorama dei gattopardisti e dei voltagabbana, non c’è proprio “paragone”.

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