I CINQUESTELLE VITTIME DELLA LORO LOGICA GIUSTIZIALISTA

Si potrebbe parafrasare con il noto proverbio “chi la fa, l’aspetti”. La gogna giustizialista con la quale il Movimento Cinquestelle ha impostato la sua travolgente corsa verso le stanze del potere, sta soffocando coloro che l’hanno fabbricata. L’ultima della lista è la Sindaca di Torino, Chiara Appendino, alter-ego con aplomb british-style della esuberante Sindaca di Roma, Virginia Raggi. Le due candidate cinquestelle avevano conquistato le due “storiche” Capitali D’Italia mostrando evidenti differenze caratteriali e mediatiche. Riservata e consistente la prima, sfrontata ed esibizionista la seconda. Chiara Appendino conquistò la poltrona di Primo Cittadino sulla scia profetica del suo predecessore, Piero Fassino; la seconda cavalcando (ed accavallando) la propria femminilità nelle presenze televisive. Due personalità diverse, opposte fra loro, ma accomunate da un minimo comune denominatore: il giustizialismo cinquestelle che ha caratterizzato da sempre la programmazione politica del Movimento fondato da Beppe Grillo.

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La Sindaca subalpina ha ricevuto un avviso di garanzia inerente ad una consulenza affidata dalla Fondazione per il Libro al suo ex capo ufficio stampa, Luca Pasquaretta, indagato per peculato. La Appendino ha affermato che alcuni mesi prima dell’inaugurazione del Salone, vista la pubblicità mediatica sulla vicenda, rispose in aula ad una interpellanza dichiarando che non era assolutamente intenzione dell’amministrazione procedere in tal senso. I fatti, però, non confermavano questa intenzione e la consulenza venne comunque affidata all’ex-capo ufficio stampa. Una consulenza che, per la Sindaca, non fu poi svolta dall’interessato e, per questo, si ipotizza il reato di peculato che coinvolgerebbe, per i pm, anche la Appendino in quanto la consulenza sarebbe stata affidata e pagata con l’accordo del Primo Cittadino torinese. Se il Movimento mantenesse fede ai propri principi valoriali, attendiamo le dimissioni del Sindaco.

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