GLI STATI UNITI AMMETTONO: BERLUSCONI UNICO MEDIATORE TRA USA E PUTIN. SALVINI IN IMBARAZZO

Il viaggio di Matteo Salvini negli Stati Uniti, con relativa gaffe su Rocky e la scalinata traslocata da Philadelphia a Washington DC, ha gettato dubbi, all’interno dell’Amministrazione Trump, sulla reale capacità del leader leghista di porsi come interlocutore privilegiato con gli Usa e sulle sue effettive chance di rappresentare un ponte di mediazione tra Europa, Usa e Russia. I media nazionali hanno interpretato il viaggio del “Capitano” come un’anteprima al suo presumibile ruolo di Primo Ministro italiano, se la coalizione giallo-verde dovesse frantumarsi sotto la pressione della flat tax. Più verosimilmente, la Casa Bianca ha voluto tastare il polso dell’attuale Governo italiano dopo i mutati equilibri politici sopraggiuntI a seguito delle ultime elezioni europee che hanno visto invertita la valenza elettorale Tra Lega e Cinquestelle.

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Il mutato equilibrio di forze, nello scacchiere geopolitico ed economico internazionale, a seguito della crisi europea, la crescita inesorabile della Cina, i nuovi orizzonti del Commonwealth britannico dopo la decisione referendaria della Brexit e l’instabilità statunitense in prossimità delle prossime elezioni presidenziali, hanno riportato alla luce la lucidità e la lungimiranza con la quale, più di un decennio fa, Silvio berlusconi aveva gestito, prevedendone gli sviluppi, i rapporti tra le principali potenze mondiali. Un’opera di mediazione che aveva portato alla storica stretta di mano tra Barack Obama e Dmitri Medvedev nell’ambito del G20 a Londra. In quel frangente, il Cavaliere disse ai due leader: «Non vi riceverò al G8 in Italia se prima non avrete siglato un accordo per distensione rapporti e riduzione arsenali». Obama due giorni prima del G8 siglò a Londra quel documento e quando venne in Italia lo mostrò a Berlusconi. Una intesa che avrebbe potuto avviare il processo di pace nel mondo. Un successo della politica estera italiana.

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