I RINNEGATI

Antonio Conte, capitano della Juventus, poi allenatore che riporta la squadra bianconera alla conquista di tre scudetti consecutivi, riemergendo dagli orrori di Calciopoli e da due stagioni di Serie A chiuse a un orripilante settimo posto. Bianconero tutto d’un pezzo che in mille interviste dichiara fermamente che la squadra torinese ha legittimato tutti i propri scudetti conquistandoli sul campo, senza farseli assegnare da processi farlocchi: è lui il nuovo allenatore dell’Inter.
Maurizio Sarri, il Comandante napoletano di origini toscane, emerso dal nulla dopo una serie di tornei alla guida di squadre dilettantistiche o ricche solamente più di storia, sulla panchina del Napoli di patròn De Lamentiis assurge a profeta del bel gioco, impossibilitato a conquistare trofei, secondo il suo illuminato parere, solamente a causa delle dimensioni del fatturato che rendono improponibile il confronto e incolmabile il divario tra il suo gruppo e la corazzata juventina divoratrice di scudetti, sorretta dal potere finanziario e supportata dal potere politico. Il calore della tifoseria napoletana non ha prezzo, ma che ne sanno quei polentoni del Nord: è lui il nuovo allenatore della Juve.

Annunci

Francesco Totti, il Pupone, l’ottavo re di Roma, il figlio che tutte le mamme giallorosse avrebbero voluto dare alla luce. Una carriera tutta in giallorosso, senza se e senza ma. Pur di giocare nella squadra della sua città, a cui ha giurato eterno amore, rifiuta offerte a cifre impensabili che gli arrivano da ogni parte d’Europa. Lui rimane fedele, sempre. Anche quando gli anni diventano troppo pesanti e qualcuno gli fa capire che la sua presenza in campo è ormai superflua. Meglio fuori, a dirigere, a lavorare per il futuro della società. Mille promesse, accompagnate da incarichi ricchi di forma e poveri di sostanza. “Io sono qui perché amo la Roma”: lo hanno “dimissionato”, come un ferro vecchio.

Annunci