RENZI VUO’ FA’ LL’AMERICANO

La resurrezione politica di Matteo Renzi, innescata dalla crisi di agosto salviniana, passa dal varco apertosi a Palazzo Chigi dalla vicenda italo-americana che vede come protagonisti il capo del Dis ed il Ministro della Giustizia statunitense. Abile nel muoversi nei meandri delle debolezze altrui, l’ex-premier sta polarizzando l’attenzione politica, concentratasi ad inseguire, suo malgrado, anche le voci di corridoio che non escludono un ritorno di Renzi a Palazzo Chigi con l’appoggio di Forza Italia. Un partito, quest’ultimo, orfano della capacità mediatica del suo leader e fondatore, impegnato ad arginare la deriva in cui si sta trascinando il suo Partito. Tuttavia, in questo scenario, un aspetto viene mantenuto ai margini della narrativa politica.

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Il 2020 sarà l’anno delle elezioni americane. L’anno che potrebbe rappresentare l’epilogo dell’avventura politica di Donald Trump ed il ritorno dei democratici alla Casa Bianca. È nota a tutti l’affinità che lega Renzi al progressismo statunitense, testimoniata dall’endorsement di Barack Obama nei suoi confronti sul finire del mandato presidenziale. Un’affinità che l’ex-Premier ha mutuato nella formazione del suo partito, ispirandolo alle progettualità promosse da personalità come Tony Blair e lo stesso Obama. Non è da escludere che, nell’orizzonte del futuro politico italiano, qualche potenziale aspirante alla Casa Bianca di area democratica stia guardando con interesse al percorso intrapreso dall’ex Premier fiorentino per riordinare la decennale partnership degli Stati Uniti con il Bel Paese.    

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